
Accoglienza, serenità, calore umano. Questo è La Casa di Leo, alloggio (temporaneo) a cui appoggiarsi nel momento del ricovero del proprio figlio all’ospedale Papa Giovanni XXIII, a Bergamo. Un posto dove ritrovare la forza e la tranquillità necessarie per affrontare l’esperienza della malattia. Ma anche un modello innovati vo e unico nel panorama nazionale, capace di integrare in modo strutturato sanità pubblica e accoglienza sociale a sostegno delle famiglie dei bambini con patologie complesse. Adesso questo progetto è ancora più forte e a inizio anno la collaborazione tra l’Asst (Aziende sociosanitarie territoriali) Papa Giovanni XXIII e l’Associazione Eos Aps – La Casa di Leo si intensifica ed è stata presentata a Roma, a Palazzo Montecitorio. Nell’occasione sono intervenuti il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, insieme al direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, Francesco Locati, alla presidente del comitato direttivo di Eos Aps, Susanna Berlendis e al direttore sociosanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII, Simonetta Cesa. Questa collaborazione tra l’ospedale e La Casa di Leo è tra i primi casi in Italia di co-programmazione e co-progettazione strutturata tra un ente del servizio sanitario e una casa di accoglienza pediatrica del terzo settore, fina lizzata a garantire una presa in carico integrata, continua e appropriata dei bambini e delle loro famiglie anche dopo la dimissione dall’ospedale. Ma come nasce La Casa di Leo? Opera dal 2018, a Treviolo, alle porte di Bergamo, e alle famiglie costrette a seguire i loro bambini in lunghi periodi di cura lontano da casa offre accoglienza e sostegno. Un’esperienza che, nel tempo, si è evoluta da collaborazione operati va quotidiana a un vero e proprio modello integrato di welfare di prossimità. Nei mesi scorsi La Casa di Leo è diventa… grande. La struttura è stata ampliata (da 700 a 3.600 metri quadrati) e potrà accogliere – grazie a 15 camere, 3 appartamenti protetti, diversi spazi ludici ed educativi, una pa lestra riabilitativa e un ambulatorio – oltre 300 ingressi l’anno (in precedenza erano circa 50). “La Casa di Leo nasce dall’insegnamento di Leo, mio figlio, che ci ha mostrato come la cura di un bambino fragile non possa limitarsi agli aspetti clinici, ma debba abbracciare anche i genitori, le relazioni e la vita quotidiana. La co-progettazione con l’ospedale Papa Giovanni XXIII rende concreta un’alleanza che unisce competenza sanitaria e accoglienza, per mettendo alle famiglie di sentirsi accompagnate anche oltre la dimissione. È un modello di cura che mette davvero al centro le persone, con rigore, prossimità e umanità”, ha spiegato Susanna Berlendis, mamma di Leo e presidente del comitato direttivo Eos Aps. Il piccolo Leo Morghen la presa in carico integrata da parte del ser vizio sociale ospedaliero, con il supporto della Centrale operativa territoriale. Una sorta di sistema ponte tra ospedale e domicilio per migliorare la qualità della vita dei bambini e del le famiglie in un momento di fragilità ma anche per ridurre gli accessi impropri alla struttura ospedaliera. La convenzione quadro 2024-2027 con l’ospedale prevede che all’interno de La Casa di Leo saranno attivati servizi sanitari gestiti di rettamente dal personale dell’Asst: un ambulatorio infermieristico post-dimissione, per corsi riabilitativi personalizzati in continuità con il progetto terapeutico ospedaliero e “Abbiamo costruito un’alleanza stabile”, ha voluto sottolineare Francesco Locati, DG dell’Asst, “che ci consente di estendere il per corso di cura oltre l’ospedale, mettendo davvero al centro il bambino e la sua famiglia”. Modello che può diventare un riferimento per il Sistema sanitario nazionale perché “l’integrazione tra dimensione sanitaria e sociale è la chiave per rispondere ai bisogni complessi dei bambini fragili”, ha aggiunto Simonetta Cesa, direttore sociosanitario dell’Asst. “Questo modello innovativo, che può diventare un riferimento per tutto il Paese, garantisce continuità di cura, presa in carico integrata e sostegno anche dopo la dimissione ospedaliera, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni”, ha spiegato con forza il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli
https://www.disabilita.governo.it/media/uqkdj4c5/io-valgo-3_2026.pdf


